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GUERRERO’S HIP HOP CHRONICLES PT. 1

Recentemente parlando con alcune persone mi sono accorto di come spesso la musica venga etichettata senza però fare approfondimenti.

Mi spiego meglio. Stiamo parlando di Hip Hop e delle sue molteplici sfaccettature che si son create negli ultimi anni, non in molti però sanno come e dove tutto è iniziato. Senza dover entrare necessariamente nella diatriba infinita tra i sostenitori dell’ old school e quelli delle nuove leve, in molti ignorano quanto l’hip hop non sia solamente un genere musicale ma un vero e proprio movimento culturale cominciato negli anni 70 a New York, precisamente nel Bronx e che comprende 4 “discipline” chiave: MCing/Rapping, DJing/Scratching, Break Dancing e Writing.

Il mio scopo non è quello di fare polemica sterile, ma semplicemente raccontare e approfondire un argomento che mi sta molto a cuore. Alcuni di voi magari non ne sapranno molto sull’argomento e impareranno qualcosa di nuovo, altri magari arricchiranno il loro bagaglio di conoscenza, altri ancora invece ne sapranno ancora più di me e spero mi scrivano e mi supportino.


PT. 1
“I WANT YOU TO KNOW THAT THIS ARE THE BREAKS”

FOTOBRAKERS

Partiamo dal principio. Siamo nel Bronx a New York, un luogo decisamente poco ambito e malfamato che diede però alla luce uno dei generi musicali più incredibili di sempre mantenendolo per mezzo decennio sconosciuto al mondo intero che non osava neanche avvicinarsi a questo disastrato quartiere.

Hip Hop è musica fatta con due giradischi e un microfono, è quindi tutto nato dai dj che inventarono strane tecniche di manipolazione di vinili (principalmente hit disco e funk) per accontentare il pubblico con il materiale a disposizione. I Disc Jokey prendevano le parti di queste canzoni che coinvolgevano di più la folla e le ripetevano in continuazione, l’Hip Hop quindi è musica prodotta partendo da altra musica, il fenomeno del campionamento è quindi presente sin dai primordi e all’epoca ha rivoluzionato il concetto di copyright, delle tecniche di registrazione e dell’abilità di creare musica. In pratica il miglior produttore era quello che riusciva a prendere samples dai generi più disparati, unirli e aggiungerci sopra un po’ di parlato, oggi per molte cose non bisogna usare più gli strumenti rudimentali di una volta ma basta schiacciare un pulsante, uno che ha preso alla lettera questa legge non scritta è sicuramente il buon vecchio Kanye che usa sempre una miriade di campioni in tutte le sue produzioni.

All’inizio era solo una gara tra feste, bisognava farla meglio di quella dei tuoi rivali di quartiere, l’antenato di queste battles sono i confronti fra i sound systems in Jamaica negli anni ’50. Chi faceva da padrone a questi dancefloors erano dei ballerini particolari che stufi del solito passo a prova di idiota tanto di moda negli anni ’70: “l’ Hustle”, volevano sprigionare tutta l’energia che avevano in corpo. Prima ancora che si iniziasse a parlare di Hip Hop nacque la Breakdance.

Lo stile di ballo si dice sia stato sviluppato dai passi di ballo di Good Foot di James Brown, dai movimenti robotici dei ballerini funk della West Coast, dalle disinvolte movenze dei ballerini del Soul Train, da balli acrobatici e funambolici come il tip tap e il lindy hop e addirittura dal kung fu e dalla capoeira. “Break” nel gergo jazz indica quella parte della canzone in cui il batterista, spesso improvvisando, ha la possibilità di scatenarsi ed era quindi il momento in cui questi adolescenti si buttavano in mezzo alla pista dando sfogo a tutta l’energia che avevano dentro. Le mosse di questi ballerini oggi sono chiamate up-rocking e il floorwork e anticipavano la vera e propria performance. Le power moves, come ad esempio i giri sulla testa e sulla schiena, che portarono poi il breaking a Hollywood e negli spot pubblicitari non erano ancora stati inventati.

I ragazzi si mettevano appoggiati al muro con le braccia conserte e aspettavano il loro momento preferito della canzone e proprio per questo presero il nome di b-boy, dove la b sta appunto per “break”. Quando stava per entrare il break di una canzone l’atmosfera si surriscaldava subito e i b-boy erano pronti a entrare in scena e lo stesso succedeva quando sui piatti giravano alcuni classici del passato, soprattutto di James Brown.

Nella prossima parte parlerò del primo dj che notò l’importanza del break in una canzone e della conseguente energia sprigionata dai ballerini, è considerato il capostipite dell Hip Hop, se non l’avevate già capito è Clive Campbell, in arte Dj Kool Herc.

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Dj Guerrero è uno dei dj più giovani ma con più esperienza all’attivo in giro per Milano. Con lo pseudonimo di Urer1 prima e in seguito come Andrea Urero, ha suonato in giro per il nord Italia dal 2007. Che fossero locali o private party, il suo stile musicale con il passare del tempo è variato moltissimo, dalla Minimal più cruda alle sonorità più melodiche dell’house e dell’hip hop lasciando però ben definita la propria impronta musicale nei mix.
Non privilegiando più solamente il clubbing ha lavorato per eventi in altri campi oltre a quello della nightlife per clienti come Le Coq Sportif, Napapijri, Moon Boot, BMW, Riders Magazine, Brian&Barry e molti altri.
E’ co-fondatore e dj di XCLSV, un party Hip-Hop prevalentemente old school che strizza comunque l’occhio all’evoluzione di questo genere immortale.
E’ inoltre il creatore e l’host di Be Original, Don’t Play Digital, progetto musicale interamente in vinile che ricopre tutta la branca della black music, dal jazz al funky, dal soul all’Hip Hop.
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pic by Antonella Berardi

8 maggio 2016

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